E se poi mi vedono?

E se poi mi vedono?

Sono in viaggio da quasi dieci anni e la maggior parte del “lavoro” svolto e dei “risultati” ottenuti è stato ciò che “non è”.

” Il tuo compito non è quello di ricercare l’amore ma piuttosto quello di disfare le difese che hai posto contro di esso” Ucim

Esiste ,e lo scrivo per esperienza personale, uno stato dell’essere che non ha bisogno di essere sostenuto, che è concreto e al quale mi posso appoggiare, ma questo implica che ci sia ancora un io, un personaggio “fantastico” separato che si “appoggia”, sto scrivendo di un’idea, di una realtà di me stessa che semplicemente “E'”

Forse dovrei fare un passo indietro …

Quanto ho “fatto” nella mia vita per essere visto? Amato? Riconosciuto? Apprezzato? E per quale motivo avrei dovuto “fare” se non perché in me c’è l’idea che non vado bene?

Tutto questo “fare”, spuntato da un condizionamento inconscio, che nel mio caso è “non sono importante”, ha portato a vivere anni ed esperienze con il desiderio di vivere in pienezza ma che tuttavia mi hanno portato altrove. Ho fatto tanto, tantissimo e quasi fino all’inimmaginabile per essere riconosciuto, facendo e spendendomi fino a far diventare insostenibile ciò che io stesso avevo creato, con il risultato di veder crollare relazioni, attività e tanto di ciò che era la mia vita.

Quando l’idea di me stesso poggia sul buco nero del “io non sono importante” è chiaro, e tuttavia pazzesco, che io debba fare qualcosa per diventarlo. Se non faccio qualcosa non mi riconoscono, non mi amano, non mi accettano. E difatti quando smetto di fare, perché, seppur inconsciamente, la finzione dopo un po’ stufa, ecco che non vado più bene, e giustamente, aggiungo.

Ecco la persona “sostenuta” che molti percepivano in me, , ecco la bugia su me stesso, ecco l’origine di tanta sofferenza per me e le persone coinvolte. ( Alle quali chiedo onestamente e con umiltà di perdonarmi.)

Tuttavia questa mattina ho avuto questo pensiero, e la piacevolissima sensazione fisica come di un “crollo”, e allo stesso tempo mi ha raggiunto, come se fosse fuori da me😅, il pensiero:” E se poi mi vedono?”. Non so bene cosa significhi, anzi unendo i puntini delle varie ricerche e percorsi fatti, vedo che se poi mi vedono devo rinunciare a tutto ciò che ho fatto e sono stato finora, ed essendo una menzogna non sarebbe un problema.

E quindi cosa ancora mi trattiene dal salto, oltre al fatto che “e se poi mi vedono” implica ancora ancora una volta il bisogno di riconoscimento?

Mi viene in mente questa parola, anzi frase, che scrissi sul quaderno durante un corso di rebirthing :” Uniformarsi per avere un minimo di accettazione.”

Con un po’ di vergogna, vedo come abbia giudicato “gli altri” di poco valore, riconosco ora che proiettavo nient’altro che l’idea inconscia di me, mi sono uniformato come se gli altri fossero meno di me, mentre ora comprendo di essermi sbagliato e che forse, “lavorando” per sciogliere l’idea di me che ho “fatto”, di riflesso anche “gli altri” assumeranno un nuovo significato.

Dove e a cosa porterà questo ulteriore passo non lo so, le sensazioni del corpo che non mente mai, sono di buon auspicio. L’integrazione di nuove intuizioni necessita di tempo e pazienza, il processo è ancora in corso.

Grazie per essere stata/o qui,

Unoconlavita.

( Se vuoi approfondire l’argomento condizionamenti con riferimento ai primi anni di vita ti consiglio questo libro:

“Le cinque ferite e come guarirle”. https://unoconlavita.it/letture-consigliate/

P.S.

Mi rendo conto, mentre scrivo e per l’ennesima volta, di come sia fortunato, perché in questo viaggio di ritorno a me, tutto è stato un atto di Grazia, Unoconlavita.

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